10 peggiori friendzone negli anime
Quando l’amore non ricambia e gli anime ci ridono sopra (o ci fanno piangere)
Le peggiori friendzone non sono solo una ferita dell’anima: negli anime diventano un vero e proprio genere narrativo, un rituale collettivo in cui gli spettatori soffrono, ridono e urlano allo schermo “MA COME FAI A NON NOTARLO?”. La friendzone negli anime è spesso più crudele della vita reale: personaggi che darebbero tutto, che si impegnano, che crescono, che confessano… e che vengono comunque ignorati, rifiutati o superati da qualcuno arrivato all’ultimo minuto. E noi, spettatori impotenti, assistiamo alla scena con la stessa energia di un tifoso che guarda la sua squadra sbagliare un rigore a porta vuota.
In questa guida abbiamo raccolto le 10 peggiori friendzone negli anime, una selezione che unisce momenti tragici, scene iconiche e situazioni talmente assurde da diventare comiche. Perché sì, alcune friendzone fanno male come un pugno allo stomaco, mentre altre sono così esagerate da trasformarsi in running gag che accompagnano intere generazioni di fan.
Dai personaggi che si sacrificano per amore a quelli che non vengono notati nemmeno con un megafono, passando per chi viene superato da un protagonista distratto o da un amore impossibile, questa lista raccoglie il meglio — o il peggio — che il medium ha da offrire.
Le 10 peggiori friendzone che troverai qui non sono semplici rifiuti: sono momenti scolpiti nella memoria collettiva degli appassionati, scene che hanno fatto ridere, piangere e discutere per anni. Una celebrazione ironica e affettuosa di tutti quei personaggi che avrebbero meritato molto di più.
Boa Hancock è probabilmente l’unico caso nella storia dell’animazione in cui una donna considerata “la più bella del mondo” riesce comunque a finire nella friendzone… e pure in quella più inconsapevole mai vista. Lei lancia sguardi, dichiarazioni, cuori, promesse di matrimonio, minacce velate e persino pose da copertina; Rufy, invece, risponde con la stessa energia emotiva di un turista che osserva un granchio sulla spiaggia.
Il risultato è un contrasto epico: da una parte una regina che farebbe tremare interi imperi pur di attirare l’attenzione del suo amato; dall’altra un protagonista che non coglie nemmeno quando lei gli si inginocchia davanti come se fosse un rituale nuziale. Hancock passa da femme fatale a “ma perché non mi vede?” in un secondo, trasformando ogni scena in una piccola tragedia romantica… che però fa ridere tutti tranne lei.
Una friendzone talmente assurda che ormai è diventata un fenomeno culturale: se persino Boa Hancock non riesce a conquistare Rufy, allora forse il resto dell’umanità può smettere di sentirsi in colpa per i propri fallimenti sentimentali!
Brock è la definizione ambulante di “tentativo fallito ma con stile”. Ogni volta che vede una ragazza, si trasforma in un poeta romantico, un casanova improvvisato, un aspirante marito modello… e puntualmente viene trascinato via per il colletto da qualcuno del gruppo prima ancora di finire la frase. È una routine talmente consolidata che ormai sembra parte del regolamento ufficiale della Lega Pokémon.
La sua friendzone non è solo ricorrente: è istituzionalizzata. Brock potrebbe dichiararsi anche a un palo della luce e verrebbe comunque respinto con gentilezza. Il bello è che lui non si scoraggia mai: riparte da zero, con la stessa energia di un venditore porta a porta che crede davvero nel suo prodotto.
Il risultato è una delle friendzone più comiche e longeve dell’animazione: un ciclo infinito di speranza, entusiasmo, rifiuto e trascinamento forzato. Eppure, nonostante tutto, Brock rimane uno dei personaggi più amati proprio perché vive ogni delusione con un ottimismo disarmante. In fondo, se esistesse una medaglia al merito per la perseveranza sentimentale, sarebbe già sua da anni.
La friendzone di Mizuki Usami è un capolavoro di comicità involontaria. Lei si impegna, si agita, arrossisce, prepara scenette degne di una commedia romantica… e tutto per chi? Per un ragazzo che ha come unico grande amore le waifu 2D. Usami potrebbe presentarsi con un cartello luminoso, un coro gospel e un fuoco d’artificio a forma di cuore, e lui comunque risponderebbe con un “scusa, sto disegnando la mia futura moglie immaginaria”.
La cosa più divertente è che Mizuki non si arrende: continua a provarci con la determinazione di chi crede davvero che, prima o poi, il protagonista si accorgerà che esiste anche la realtà. Ogni suo tentativo finisce però in un mix di imbarazzo, fraintendimenti e momenti in cui lei sembra chiedersi se non sia in competizione con un foglio A4.
La sua friendzone non è dolorosa come altre della lista, ma è una delle più esilaranti: una battaglia impari tra una ragazza piena di energia e un otaku che vive in un universo parallelo dove l’unica relazione possibile è quella con un personaggio disegnato. Una situazione talmente assurda che diventa irresistibile.
La friendzone di Kanbaru Suruga è un piccolo capolavoro di caos controllato. Lei è innamorata, determinata, atletica, pronta a lanciarsi in qualunque impresa pur di avvicinarsi ad Araragi… e lui? Lui è troppo occupato a sopravvivere alle sue stesse disavventure sentimentali con Senjougahara per accorgersi che Kanbaru sta praticamente facendo stretching emotivo davanti a lui.
La cosa più divertente è che Kanbaru affronta la friendzone con un’autoironia disarmante: invece di piangersi addosso, commenta la situazione come se fosse una cronista sportiva che analizza la propria sconfitta con lucidità e un sorriso storto. È consapevole, brillante, sarcastica e perfettamente in grado di ridere del fatto che il suo amore non verrà mai ricambiato.
Il risultato è una friendzone che non fa male come un dramma romantico, ma che funziona come una commedia intelligente: Kanbaru non è la vittima, è la protagonista di una situazione assurda che gestisce con stile. E, paradossalmente, è proprio questa sua capacità di riderci sopra che la rende una delle friendzone più memorabili della serie.
Yuuri Makita vive una situazione che sembra uscita da un manuale di sopravvivenza emotiva: prova sentimenti sinceri, limpidi, quasi timidi, ma si ritrova intrappolata in un triangolo in cui lei è sempre la punta meno considerata. Non c’è nulla di plateale nei suoi tentativi: Yuuri non fa scenate, non si lancia in dichiarazioni teatrali, non cerca di rubare la scena. Lei osserva, spera, si avvicina con delicatezza… e poi si accorge che Kou guarda da un’altra parte, come se il suo cuore avesse un GPS impostato su una sola destinazione.
La sua storia è fatta di piccoli momenti che sfumano nel nulla: un sorriso che non viene colto, una frase che resta sospesa, un’occasione che si dissolve prima ancora di diventare reale. Yuuri è sempre lì, presente ma mai centrale, come una luce soffusa che rischiara la scena senza mai attirare davvero l’attenzione.
Quello che colpisce è la sua capacità di restare gentile anche quando la situazione la ferisce. Non c’è rancore, non c’è competizione tossica, solo la consapevolezza crescente che i suoi sentimenti non troveranno lo spazio che meriterebbero. È una storia di dolcezza trattenuta, di emozioni che non esplodono ma si consumano lentamente, lasciando dietro di sé un’ombra di malinconia difficile da ignorare
Nanami è il tipo di persona che si impegna davvero: studia, lavora, si allena, si organizza la vita come un’agenda ambulante pur di migliorarsi e, magari, farsi notare da Sorata. Ogni suo passo è un tentativo di avvicinarsi a lui senza sembrare troppo evidente, ma con quella speranza ostinata che prima o poi lui capirà. Il problema è che, mentre lei costruisce con pazienza un percorso fatto di piccoli gesti e attenzioni, Sorata vive in un turbine di caos creativo e finisce inevitabilmente per orbitare attorno a Mashiro, come se Nanami fosse un dettaglio ai margini della scena.
La sua situazione non esplode mai in un grande rifiuto teatrale: è più una serie di micro‑delusioni che si accumulano, una collezione di momenti in cui lei si rende conto che, nonostante tutto l’impegno, non riesce a superare la naturalezza con cui Mashiro entra nella vita del protagonista. Nanami non è mai abbastanza “al centro”, anche quando meriterebbe di esserlo.
Quello che rende la sua storia così amara è proprio la sproporzione tra ciò che dà e ciò che riceve. Non c’è dramma urlato, non c’è comicità slapstick: solo una ragazza che prova con tutte le sue forze a essere vista, mentre la trama continua a spingerla in un ruolo secondario che lei non ha mai scelto.
Ultima posizione prima del podio finale delle 10 peggiori friendzone negli anime per Naruko Anjou!
Anaru vive una delle situazioni più scomode dell’animazione: prova a farsi notare da Jinta mentre lui è emotivamente impegnato a inseguire un ricordo che nessuno potrà mai superare. Lei cambia stile, atteggiamento, prova a sembrare più sicura di sé, ma ogni suo sforzo finisce per perdersi nel vuoto, come un messaggio lasciato in segreteria a cui nessuno richiamerà mai.
La sua non è una delusione improvvisa: è un percorso pieno di tentativi che si scontrano con un ragazzo che guarda sempre nella direzione sbagliata. Anaru è presente, coinvolta, parte del gruppo, eppure sembra sempre quella che arriva un attimo dopo, quella che non riesce a inserirsi nella storia principale anche quando ci prova con tutta sé stessa.
Il contesto rende tutto ancora più amaro: competere con un amore legato al passato è come correre una gara in cui il traguardo si sposta ogni volta che ti avvicini. E mentre lei cerca di capire come farsi spazio, la narrazione la trascina continuamente ai margini, lasciandole addosso quella sensazione di “quasi” che pesa più di un rifiuto esplicito
Medaglia di bronzo delle 10 peggiori friendzone negli anime per Sawabe.
La friendzone di Tsubaki Sawabe è una di quelle che non esplode mai in una scena drammatica, ma che ti logora lentamente, come una playlist triste ascoltata a volume basso. Lei è lì da sempre: l’amica d’infanzia, la compagna di giochi, la vicina di casa che conosce ogni sfumatura di Kousei meglio di chiunque altro. Eppure, quando arriva il momento di essere vista davvero, lui guarda… altrove. E non solo altrove: guarda verso un amore così luminoso e travolgente che Tsubaki sembra quasi una comparsa nella sua stessa storia.
La cosa più crudele è che Tsubaki non è passiva. Lei ci prova, si arrabbia, si confonde, si convince che forse, crescendo, qualcosa cambierà. Ma ogni suo passo avanti viene neutralizzato da un protagonista che vive in un mondo emotivo tutto suo, dove lei è importante, sì… ma non nel modo che spera. È una friendzone silenziosa, fatta di sguardi trattenuti e di frasi non dette, che pesa più di mille rifiuti espliciti.
Una delle friendzone più amare dell’animazione: non teatrale, non comica, non esagerata. Solo profondamente umana. E forse è proprio questo che la rende così difficile da dimenticare
Al secondo posto della classifica delle 10 peggiori friendzone negli anime per uno dei protagonisti della serie Orange.
La friendzone di Suwa è talmente nobile che dovrebbe essere studiata nei manuali di comportamento eroico. Lui è l’amico perfetto: presente, affidabile, gentile, con quel sorriso da “non preoccuparti, ci sono io”. Eppure, dietro tutta questa calma zen, c’è un ragazzo che prova sentimenti profondi… e che capisce benissimo di non essere la scelta del cuore.
La cosa incredibile è che Suwa non solo accetta la situazione, ma decide pure di fare da pilastro emotivo per gli altri. È come se dicesse: “Va bene, non sarò io il protagonista della tua storia d’amore, ma almeno posso aiutarti a raggiungere il lieto fine con qualcun altro”. Una generosità così grande che metà del fandom ha avuto bisogno di un momento per riprendersi.
Non c’è nulla di comico nella sua friendzone, ma c’è un’ironia cosmica: Suwa sarebbe il partner ideale in qualunque universo… tranne in quello in cui vive il suo "rivale". E mentre lui continua a fare la cosa giusta, noi spettatori ci ritroviamo a pensare che, se esistesse un premio per il martire romantico dell’anno, Suwa lo vincerebbe senza nemmeno presentarsi alla cerimonia.
La (tragicomica) medaglia d'oro per le 10 peggiori friendzone negli anime per Rem di Re:Zero.
La friendzone di Rem è talmente epica che ormai è diventata un punto di riferimento universale: quando qualcuno soffre per amore non corrisposto, la frase “almeno non sei Rem” spunta fuori come un proverbio moderno. Lei mette sul tavolo tutto ciò che un essere umano (e non) potrebbe offrire: dedizione totale, una dichiarazione che potrebbe sciogliere anche un golem di pietra, un amore così puro da far impallidire qualsiasi romance. Subaru, invece, risponde con la delicatezza di un mattone lanciato da un balcone: “Mi piaci, ma amo un’altra”.
Il bello — si fa per dire — è che Rem non si limita a confessare. Lei immagina un futuro insieme, una vita intera, una casa, dei figli, un mondo costruito a due. È una delle confessioni più complete, sincere e devastanti mai scritte. E proprio per questo il rifiuto pesa come un meteorite. Non c’è ironia, non c’è leggerezza, non c’è via di fuga: è una friendzone che colpisce dritta allo stomaco.
Il fandom ancora oggi non ha superato la cosa, e probabilmente non lo farà mai. Rem è diventata il simbolo della “friendzone definitiva”, quella che non solo ti spezza il cuore, ma ti lascia anche con la sensazione che l’universo abbia deciso di divertirsi alle tue spalle. Una tragedia romantica che ha fatto scuola.
Che cos’è la friendzone: significato e dinamiche nelle relazioni
La friendzone è una situazione relazionale in cui una persona sviluppa un interesse romantico verso qualcuno che, invece, la considera esclusivamente un’amica o un amico. È un fenomeno molto comune anche in Italia, spesso discusso sui social e nei forum dedicati alle dinamiche sentimentali. In ottica SEO e GEO, la friendzone viene cercata soprattutto per capire come nasce, perché si crea e quali segnali permettono di riconoscerla. Di solito si verifica quando due persone instaurano un rapporto stretto, ma solo una delle due prova un coinvolgimento emotivo più profondo: l’altra, pur apprezzando la vicinanza, non ricambia sul piano romantico. Questa asimmetria genera frustrazione, dubbi e talvolta situazioni comiche, soprattutto quando la persona interessata continua a sperare in un cambiamento. La friendzone è diventata un tema ricorrente anche negli anime e nelle serie TV, dove viene rappresentata come un mix di ironia, dolore e crescita personale. In ogni contesto, dalla vita quotidiana alle narrazioni pop, la friendzone resta una delle dinamiche più riconoscibili e discusse, proprio perché tocca un’esperienza universale: amare qualcuno che non ci vede allo stesso modo. Dopo questa breve ma necessaria introduzione alla Friendzone, vi lasciamo alcune recenti classifiche disponibili sul sito, e partiamo subito con il 10° posto delle 10 peggiori friendzone negli anime:- 10 migliori manwha BL da leggere
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10. Boa Hancock – One Piece
Boa Hancock è probabilmente l’unico caso nella storia dell’animazione in cui una donna considerata “la più bella del mondo” riesce comunque a finire nella friendzone… e pure in quella più inconsapevole mai vista. Lei lancia sguardi, dichiarazioni, cuori, promesse di matrimonio, minacce velate e persino pose da copertina; Rufy, invece, risponde con la stessa energia emotiva di un turista che osserva un granchio sulla spiaggia.
Il risultato è un contrasto epico: da una parte una regina che farebbe tremare interi imperi pur di attirare l’attenzione del suo amato; dall’altra un protagonista che non coglie nemmeno quando lei gli si inginocchia davanti come se fosse un rituale nuziale. Hancock passa da femme fatale a “ma perché non mi vede?” in un secondo, trasformando ogni scena in una piccola tragedia romantica… che però fa ridere tutti tranne lei.
Una friendzone talmente assurda che ormai è diventata un fenomeno culturale: se persino Boa Hancock non riesce a conquistare Rufy, allora forse il resto dell’umanità può smettere di sentirsi in colpa per i propri fallimenti sentimentali!
9. Brock – Pokémon
Brock è la definizione ambulante di “tentativo fallito ma con stile”. Ogni volta che vede una ragazza, si trasforma in un poeta romantico, un casanova improvvisato, un aspirante marito modello… e puntualmente viene trascinato via per il colletto da qualcuno del gruppo prima ancora di finire la frase. È una routine talmente consolidata che ormai sembra parte del regolamento ufficiale della Lega Pokémon.
La sua friendzone non è solo ricorrente: è istituzionalizzata. Brock potrebbe dichiararsi anche a un palo della luce e verrebbe comunque respinto con gentilezza. Il bello è che lui non si scoraggia mai: riparte da zero, con la stessa energia di un venditore porta a porta che crede davvero nel suo prodotto.
Il risultato è una delle friendzone più comiche e longeve dell’animazione: un ciclo infinito di speranza, entusiasmo, rifiuto e trascinamento forzato. Eppure, nonostante tutto, Brock rimane uno dei personaggi più amati proprio perché vive ogni delusione con un ottimismo disarmante. In fondo, se esistesse una medaglia al merito per la perseveranza sentimentale, sarebbe già sua da anni.
8. Mizuki Usami – Kono Bijutsubu ni wa Mondai ga Aru!
La friendzone di Mizuki Usami è un capolavoro di comicità involontaria. Lei si impegna, si agita, arrossisce, prepara scenette degne di una commedia romantica… e tutto per chi? Per un ragazzo che ha come unico grande amore le waifu 2D. Usami potrebbe presentarsi con un cartello luminoso, un coro gospel e un fuoco d’artificio a forma di cuore, e lui comunque risponderebbe con un “scusa, sto disegnando la mia futura moglie immaginaria”.
La cosa più divertente è che Mizuki non si arrende: continua a provarci con la determinazione di chi crede davvero che, prima o poi, il protagonista si accorgerà che esiste anche la realtà. Ogni suo tentativo finisce però in un mix di imbarazzo, fraintendimenti e momenti in cui lei sembra chiedersi se non sia in competizione con un foglio A4.
La sua friendzone non è dolorosa come altre della lista, ma è una delle più esilaranti: una battaglia impari tra una ragazza piena di energia e un otaku che vive in un universo parallelo dove l’unica relazione possibile è quella con un personaggio disegnato. Una situazione talmente assurda che diventa irresistibile.
7. Kanbaru Suruga – Monogatari Series
La friendzone di Kanbaru Suruga è un piccolo capolavoro di caos controllato. Lei è innamorata, determinata, atletica, pronta a lanciarsi in qualunque impresa pur di avvicinarsi ad Araragi… e lui? Lui è troppo occupato a sopravvivere alle sue stesse disavventure sentimentali con Senjougahara per accorgersi che Kanbaru sta praticamente facendo stretching emotivo davanti a lui.
La cosa più divertente è che Kanbaru affronta la friendzone con un’autoironia disarmante: invece di piangersi addosso, commenta la situazione come se fosse una cronista sportiva che analizza la propria sconfitta con lucidità e un sorriso storto. È consapevole, brillante, sarcastica e perfettamente in grado di ridere del fatto che il suo amore non verrà mai ricambiato.
Il risultato è una friendzone che non fa male come un dramma romantico, ma che funziona come una commedia intelligente: Kanbaru non è la vittima, è la protagonista di una situazione assurda che gestisce con stile. E, paradossalmente, è proprio questa sua capacità di riderci sopra che la rende una delle friendzone più memorabili della serie.
6. Yuuri Makita – Ao Haru Ride
Yuuri Makita vive una situazione che sembra uscita da un manuale di sopravvivenza emotiva: prova sentimenti sinceri, limpidi, quasi timidi, ma si ritrova intrappolata in un triangolo in cui lei è sempre la punta meno considerata. Non c’è nulla di plateale nei suoi tentativi: Yuuri non fa scenate, non si lancia in dichiarazioni teatrali, non cerca di rubare la scena. Lei osserva, spera, si avvicina con delicatezza… e poi si accorge che Kou guarda da un’altra parte, come se il suo cuore avesse un GPS impostato su una sola destinazione.
La sua storia è fatta di piccoli momenti che sfumano nel nulla: un sorriso che non viene colto, una frase che resta sospesa, un’occasione che si dissolve prima ancora di diventare reale. Yuuri è sempre lì, presente ma mai centrale, come una luce soffusa che rischiara la scena senza mai attirare davvero l’attenzione.
Quello che colpisce è la sua capacità di restare gentile anche quando la situazione la ferisce. Non c’è rancore, non c’è competizione tossica, solo la consapevolezza crescente che i suoi sentimenti non troveranno lo spazio che meriterebbero. È una storia di dolcezza trattenuta, di emozioni che non esplodono ma si consumano lentamente, lasciando dietro di sé un’ombra di malinconia difficile da ignorare
5. Nanami Aoyama – Sakurasou no Pet na Kanojo
Nanami è il tipo di persona che si impegna davvero: studia, lavora, si allena, si organizza la vita come un’agenda ambulante pur di migliorarsi e, magari, farsi notare da Sorata. Ogni suo passo è un tentativo di avvicinarsi a lui senza sembrare troppo evidente, ma con quella speranza ostinata che prima o poi lui capirà. Il problema è che, mentre lei costruisce con pazienza un percorso fatto di piccoli gesti e attenzioni, Sorata vive in un turbine di caos creativo e finisce inevitabilmente per orbitare attorno a Mashiro, come se Nanami fosse un dettaglio ai margini della scena.
La sua situazione non esplode mai in un grande rifiuto teatrale: è più una serie di micro‑delusioni che si accumulano, una collezione di momenti in cui lei si rende conto che, nonostante tutto l’impegno, non riesce a superare la naturalezza con cui Mashiro entra nella vita del protagonista. Nanami non è mai abbastanza “al centro”, anche quando meriterebbe di esserlo.
Quello che rende la sua storia così amara è proprio la sproporzione tra ciò che dà e ciò che riceve. Non c’è dramma urlato, non c’è comicità slapstick: solo una ragazza che prova con tutte le sue forze a essere vista, mentre la trama continua a spingerla in un ruolo secondario che lei non ha mai scelto.
4. Naruko Anjou – AnoHana
Ultima posizione prima del podio finale delle 10 peggiori friendzone negli anime per Naruko Anjou!
Anaru vive una delle situazioni più scomode dell’animazione: prova a farsi notare da Jinta mentre lui è emotivamente impegnato a inseguire un ricordo che nessuno potrà mai superare. Lei cambia stile, atteggiamento, prova a sembrare più sicura di sé, ma ogni suo sforzo finisce per perdersi nel vuoto, come un messaggio lasciato in segreteria a cui nessuno richiamerà mai.
La sua non è una delusione improvvisa: è un percorso pieno di tentativi che si scontrano con un ragazzo che guarda sempre nella direzione sbagliata. Anaru è presente, coinvolta, parte del gruppo, eppure sembra sempre quella che arriva un attimo dopo, quella che non riesce a inserirsi nella storia principale anche quando ci prova con tutta sé stessa.
Il contesto rende tutto ancora più amaro: competere con un amore legato al passato è come correre una gara in cui il traguardo si sposta ogni volta che ti avvicini. E mentre lei cerca di capire come farsi spazio, la narrazione la trascina continuamente ai margini, lasciandole addosso quella sensazione di “quasi” che pesa più di un rifiuto esplicito
3. Tsubaki Sawabe – Your Lie in April
Medaglia di bronzo delle 10 peggiori friendzone negli anime per Sawabe.
La friendzone di Tsubaki Sawabe è una di quelle che non esplode mai in una scena drammatica, ma che ti logora lentamente, come una playlist triste ascoltata a volume basso. Lei è lì da sempre: l’amica d’infanzia, la compagna di giochi, la vicina di casa che conosce ogni sfumatura di Kousei meglio di chiunque altro. Eppure, quando arriva il momento di essere vista davvero, lui guarda… altrove. E non solo altrove: guarda verso un amore così luminoso e travolgente che Tsubaki sembra quasi una comparsa nella sua stessa storia.
La cosa più crudele è che Tsubaki non è passiva. Lei ci prova, si arrabbia, si confonde, si convince che forse, crescendo, qualcosa cambierà. Ma ogni suo passo avanti viene neutralizzato da un protagonista che vive in un mondo emotivo tutto suo, dove lei è importante, sì… ma non nel modo che spera. È una friendzone silenziosa, fatta di sguardi trattenuti e di frasi non dette, che pesa più di mille rifiuti espliciti.
Una delle friendzone più amare dell’animazione: non teatrale, non comica, non esagerata. Solo profondamente umana. E forse è proprio questo che la rende così difficile da dimenticare
2. Suwa – Orange
Al secondo posto della classifica delle 10 peggiori friendzone negli anime per uno dei protagonisti della serie Orange.
La friendzone di Suwa è talmente nobile che dovrebbe essere studiata nei manuali di comportamento eroico. Lui è l’amico perfetto: presente, affidabile, gentile, con quel sorriso da “non preoccuparti, ci sono io”. Eppure, dietro tutta questa calma zen, c’è un ragazzo che prova sentimenti profondi… e che capisce benissimo di non essere la scelta del cuore.
La cosa incredibile è che Suwa non solo accetta la situazione, ma decide pure di fare da pilastro emotivo per gli altri. È come se dicesse: “Va bene, non sarò io il protagonista della tua storia d’amore, ma almeno posso aiutarti a raggiungere il lieto fine con qualcun altro”. Una generosità così grande che metà del fandom ha avuto bisogno di un momento per riprendersi.
Non c’è nulla di comico nella sua friendzone, ma c’è un’ironia cosmica: Suwa sarebbe il partner ideale in qualunque universo… tranne in quello in cui vive il suo "rivale". E mentre lui continua a fare la cosa giusta, noi spettatori ci ritroviamo a pensare che, se esistesse un premio per il martire romantico dell’anno, Suwa lo vincerebbe senza nemmeno presentarsi alla cerimonia.
1. Rem – Re:Zero
La (tragicomica) medaglia d'oro per le 10 peggiori friendzone negli anime per Rem di Re:Zero.
La friendzone di Rem è talmente epica che ormai è diventata un punto di riferimento universale: quando qualcuno soffre per amore non corrisposto, la frase “almeno non sei Rem” spunta fuori come un proverbio moderno. Lei mette sul tavolo tutto ciò che un essere umano (e non) potrebbe offrire: dedizione totale, una dichiarazione che potrebbe sciogliere anche un golem di pietra, un amore così puro da far impallidire qualsiasi romance. Subaru, invece, risponde con la delicatezza di un mattone lanciato da un balcone: “Mi piaci, ma amo un’altra”.
Il bello — si fa per dire — è che Rem non si limita a confessare. Lei immagina un futuro insieme, una vita intera, una casa, dei figli, un mondo costruito a due. È una delle confessioni più complete, sincere e devastanti mai scritte. E proprio per questo il rifiuto pesa come un meteorite. Non c’è ironia, non c’è leggerezza, non c’è via di fuga: è una friendzone che colpisce dritta allo stomaco.
Il fandom ancora oggi non ha superato la cosa, e probabilmente non lo farà mai. Rem è diventata il simbolo della “friendzone definitiva”, quella che non solo ti spezza il cuore, ma ti lascia anche con la sensazione che l’universo abbia deciso di divertirsi alle tue spalle. Una tragedia romantica che ha fatto scuola.
